18.10.2009

Il Blog emigra

Ho deciso di iniziare il progressivo spostamento di questo Blog nel nuovo sito.

D'ora in poi mi troverete qui: web.me.com/laumar

I post su questo sito d'ora in poi non saranno più aggiornati.


Marco

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16.10.2009

Attore

Strano destino, quello della parola 'attore'. Tipicamente dualistico.

Da una parte significa "colui che agisce". Ma l'attore, d'altra parte, è colui che recita la parte di un copione scritto da un altro, dunque non agisce per niente.
E' un ironico gioco linguistico che fotografa alla perfezione l'illusione dell'ego. Si tratta del tipico equivoco quotidiano, dal quale nasce ogni malinteso, ogni disagio.

Siamo costantemente dissociati tra la consapevolezza di muoverci tra fili tesi in modo spesso incomprensibili e l'impossibile desiderio di tenere tutto sotto controllo.

Sogniamo il miracolo, ma quando avviene davvero ci ritraiamo spaventati e preferiamo chiamare in soccorso il caso, la coincidenza.
Non vediamo, non possiamo vedere. Tocchiamo la luna con il dito e ci disperiamo per non riuscire ad afferrarla.
Nei rari momenti in cui riusciamo a 'dimenticare' e a fluire liberamente, abbiamo la fuggevole sensazione che tutto torni al proprio posto, che tutti gli incastri cosmici combacino perfettamente. Ma è solo un attimo. La mente riprende subito il controllo e ti mostra l'illusione. Ma tu, nel tuo intimo, hai un'indistinta certezza: no, non era illusione. L'illusione è tutto il resto, questa vita assurda in cui tutto sembra girare al contrario, in cui non raccogli mai ciò che hai seminato.
In quei rari momenti hai un'altra 'assurda' sensazione: che davvero puoi controllare il gioco. Ma non sai come. E' la caccia al tesoro cosmica. Con il tesoro messo bene in vista davanti a tutti, affinché nessuno lo veda.
Il Saggio trova tutto questo divertente e sorride rilassato. Lo stolto si dispera e si sente ingannato da Dio.
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Stamattina sono salito in macchina e ho pensato "Vediamo che cosa prevede oggi il mio copione. Comincia la recita cosmica del giorno". Mi sono sentito straordinariamente leggero. In lontananza due cavalli pascolavano, ignari di tutto nella campagna cristallina sotto il sole autunnale. L'immagine della perfezione.

Marco

Dedicato a Luigi, e alla Sua Serata.

 

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14.10.2009

Colui che non agisce

“Io non sono colui che agisce”. Il significato profondo e occulto della “non-azione”. Che non significa certo “non fare”.
Se io sono immerso nel flusso dell’Essere, ciò che faccio è tutt’altro che indifferente, ma fa parte di “ciò che E’ e non può non Essere”. E anche se non 'faccio', quello è comunque il mio ruolo. Non faccio mai nulla di sbagliato. Tuttavia, faccio. O non faccio. Parlo. Preferisco. Non posso evitarlo, e spesso ho la sensazione di procedere a casaccio.
ricerca_reiki_master.jpg

Solo nei momenti in cui trovi te stesso puoi 'accorgerti' di quello che stai facendo, di far parte del Grande Fiume. Sei un'onda del mare. Sei il mare, e ti manifesti come onda. Sei onda ma sei anche mare. Se riesci a non identificarti con l'onda, cominci a cogliere un frammento di senso. Allora ti accorgi che stai scorrendo insieme al fiume. Acquisisci la capacità di vedere l'azione dall'esterno, come osservatore. Fuori dall'ego, dall'io piccolo. Guardi te stesso e sai di assumere il controllo. E che al tempo stesso non sei tu a controllare. La dualità nell'unità.

I momenti d'illuminazione, sempre più frequenti e spontanei, sono quelli in cui colgo tutto questo con estrema chiarezza, e accolgo dualità, molteplicità, comprendo le apparenti incongruenze, le contraddizioni. Vivo la dualità come parte dell'Unico. La Vista interiore nasconde questo tesoro. Tanto semplice e tanto difficile. Quasi impossibile quando sei immerso nel pozzo a osservare le peripezie del tuo ego come se fossero l'unica realtà. Come se fossero realtà.

E' apparentemente inspiegabile che si possa vivere concretamente, ma che proprio questa concretezza sia il manifestarsi dell'immaginazione. Difficile, come sapere di Essere qualcosa di immensamente più grande, e di esserlo da sempre. Al di là dell'incomprensibile morte, e di tutti i riti consolatori. Al di là della vertigine che ti procura l'intuizione di essere nulla nel tutto, e tutto in quanto nulla.

Marco

 

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10.10.2009

Riflessi

259125215_1a980af62d_b.jpgOgni giorno contemplate le vostre esperienze. Tutte le diversità  che trovate nel mondo non sono altro che riflessi della vostra mente. Sia che amate, odiate o giudicate qualcuno, essi sono solo vostri riflessi.

Sandra Heber Percy

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09.10.2009

Destino

sentiero.jpgAlla fine, se ci pensi, ti dirai spesso: "Tutto sommato, in fondo, è meglio che sia andata così. Se fosse andata diversamente, non sarei arrivato fino a qui". E quando ti dai una risposta diversa, di solito è perché sei ancora a metà del cammino. Ma in fondo, si è sempre a metà del cammino. E ogni meta non è altro che l'inizio di un nuovo percorso.

Quando percorri il sentiero tu procedi per vedere che cosa ci sarà dopo la prossima curva. Ciò che vedrai tra poco esiste già. Tu ci vai e scopri che cosa ti aspetta. Il percorso della tua vita è questo sentiero.

Marco

 

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06.10.2009

Lo scrigno del tesoro

Siamo le onde del mare.

Le anime individuali stanno all'Essere come le onde stanno al mare.
Siamo onde e siamo anche tutto il mare.
Non esistono le onde senza il mare.
Ogni onda ha caratteristiche proprie, tuttavia non esiste onda separata dal mare.
L'onda torna infine al mare, e ridiventa indistinguibile nelle sue profondità, per poi riemergere nuovamente in un ciclo infinito. Non sarà mai la stessa onda, ma verrà sempre dalla stessa unica essenza, della quale conserverà eterna memoria  Ne recupererà il ricordo quando perverrà alla coscienza di tale principio.
Il mare si manifesta attraverso le onde.
Lo scopo delle onde è manifestare la vita del mare.
Il mare esiste anche senza le onde. Esse sono il suo eterno gioco.
Quando l'onda emerge dai flutti, essa manifesta un'esistenza individuale. Dimentica le proprie precedenti manifestazioni; non ricorda di provenire dal mare, al quale appartiene.
A causa di questa sua dimenticanza, teme il proprio inevitabile frangersi contro la scogliera. Ritiene che sarà la sua fine, poiché non sa del mare.
Non è il mare a determinare questo oblio, ma l'atto stesso di assumere una vita individuale. La mano non sa di appartenere al corpo. Si muove, ma non sa di obbedire al cervello.
donna_mare.jpg
Allo stesso modo, la mente non ricorda l'essenza dell'anima eterna che le dà vita, perciò pensa di essere essa stessa tale anima, confondendo così la vita con il pensiero razionale, che ne è solo una piccola parte.
Non ricordando, si sente onnipotente, ma altrettanto sola e indifesa. Percepisce vagamente che c'è qualcos'altro, ma lo immagina remoto, in uno spazio e in in tempo tanto lontani da essere irreali.
Tuttavia, questa confusione non è un dispetto perpetrato dall'Essere, ma l'essenza stessa della vita individuale.
L'individuo si sente "usato" e "preso in giro" dal creatore solo perché si ritiene "altro" da esso. Ma si tratta di una sua scelta, non è una condizione inevitabile.
L'ego, l'io piccolo, preferisce "suggerire a Dio di continuare a farsi i fatti suoi" (
1), salvo poi invocarne l'intervento non appena qualcosa va storto. Lo fa senza rendersi conto di arrecare un torto esclusivamente a se stesso, in quanto frammento dell'Essere. La mente se ne dimentica, ma non l'anima.
L'io piccolo confonde la mente con l'anima e crede di avere dimenticato. Non è così; sta soltanto utilizzando lo strumento sbagliato. La mente serve per ricordare cose dell'esistenza attuale. Si tratta di uno strumento nato con il corpo attuale che morirà con esso, non può ricordare altro. Non è questo il suo compito.
È solo calmando il frastuono della mente, rivolgendosi verso l'interiorità e ascoltando l'anima che puoi cominciare a ricordare.
Sono ricordi che affiorano dall'anima. La mente si limita a registrarli, ma si illude di averli ritrovati autonomamente, essendo ignara dell'anima. Non si accorge del fatto che queste illuminazioni fanno capolino proprio mentre la mente riposa. Si affacciano improvvisamente sotto forma di intuizioni. Spesso sono sfuggevoli, proprio perché la mente fatica ad afferrarle. Questo dimostra che non le appartengono. La mente non può capire ciò che c'è nell'oltre. Deve restare in disparte e lasciare filtrare il vento dell'inconoscibile.
Tuttavia, inconoscibile non significa irraggiungibile, ma solo che vi si accede per sentieri diversi.
È una questione di tecnica giusta, e la impari automaticamente quando te ne sorge il desiderio  Esso fa affiorare in te una consapevolezza che tu attribuisci erroneamente al pensiero. Quest'ultimo non è estraneo al processo, ma non ne è l'artefice. Esegue ciò che gli detta l'anima, e deve addestrarsi a farlo bene.
Solo allora la consapevolezza affiora alla mente, e tu cominci a ricordare. Così ti accorgi che non avevi dimenticato. Stavi soltanto cercando di recuperare i ricordi dalla mente, dove non potevano esserci, poiché essi erano custoditi nell'anima, lo scrigno nascosto del tesoro.

Marco

(1): Fabrizio De André, "La canzone del padre"

 

23:37 Scritto da: classe12 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

11.08.2009

I Maestri Invisibili

 

373d-Noahs-Ark-delusion-M.jpg

Immagina il pozzo. Guardaci dentro, non avere paura. Tanto è tutta roba che è già dentro di te. Vedi una poltiglia nera, hai paura che ti sporchi. Ma è il giro che fai, l'alternanza di luce e oscurità. Dici di amare la notte perché temi che contenga tutto ciò che non ti hanno detto. Non è perché sia sporca, quella è solo l'apparenza messa lì per condizionare il bambino. L'uomo nero è nel pozzo. Tu cadevi nel pozzo e annegavi nel fango, nella melma. E il mattino dopo ti sentivi sporco. Poche volte il risveglio era novità, e quelle poche volte era rugiada fresca, volo di rondini, cielo terso senza nuvole. Era lì che ritrovavi le tue ali, ma non durava perché dovevi essere padre. Tu hai continuato a surrogare padri, e non sei mai stato figlio, perché figlio lo si diventa. Tutti nascono padri, perché il padre ha nostalgia del figlio e ti mette al mondo per scaricare il peso su di te. Si cresce al contrario, come in quel racconto del tuo amico.

 

Il Maestro invisibile in nero

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09.08.2009

Conoscenza

arcacosmica.jpgNell'aldiqua hai soltanto informazioni, non conoscenza. Capire  significa semplicemente combinare insieme le informazioni. Serve per agire, ma non è conoscenza. La conoscenza è dare un SENSO alle informazioni. Le trasforma, rendendole altro, che non puoi capire, che ti permette di accedere all'inconoscibile, superando la soglia ed entrando nell'oltre, nell'Aldilà, libere dalle limitazioni dell'intelletto.

Marco

 

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07.08.2009

Soglia

Quando c'è qualcosa che non riesci a capire e tu vai oltre, quella è una soglia. Lì c'è la chiave per spingersi nell'oltre: trovi il portale e ti ritrovi nella nuova dimensione.

Se ti limiti a ciò che già capisci, ti fermi a quello che hai già inquadrato in questa dimensione, e resti dove sei.

Se invece rompi la ragnatela, esci dalla nebbia e vedi un paesaggio nuovo. È un Aldilà, perciò non lo capisci. Puoi tornare indietro, oppure esplorare.

Infinito.jpg

Ascolti discorsi in una lingua che non comprendi. E questo è un vantaggio: proprio perché non capisci, non puoi inquadrare il paesaggio nei tuoi schemi consueti, non lo puoi intrappolare del tutto con la razionalità. Ti limiti a osservare, e allora impari davvero. Impari a costruire nuove associazioni, nuove sinapsi. Impari ad accorgerti, mentre nel tuo paesaggio consueto passavi davanti a tutto senza più notare niente.

Più avanti inizi a cogliere i nessi del nuovo linguaggio, a costruirti una nuova sintassi. Man mano che ricominci a capire, rientra in gioco la razionalità. Riprendi a costruire schemi, e così si avvicina il tempo di partire di nuovo, di varcare un'altra soglia, per conquistare un orizzonte più ampio.

 

Marco

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20.07.2009

Gioco divino

- Chi mi ha mandato quaggiù?

- Tu stesso, naturalmente.

- E perché l'ho dimenticato?

- Perché ti sei innamorato di te stesso.

- Non capisco, in che senso?

- Ti sei innamorato della tua stessa creazione.

- Cioè di me stesso?

- Esattamente.

- E perché ho dovuto dimenticare?

- Per non dover pensare al giorno in cui dovrai lasciare il tuo piccolo io. Così hai inventato la morte. Attaccamento. Così come è spesso ciò che chiami amore. Attaccamento. E dici "Non potrei vivere senza di te". E così inventi la morte. Per non doverti vedere soffrire. E così vivi nella paura, perché sai di esserti inventato qualcosa d'impossibile, e lo sai bene. Ma l'attaccamento è troppo forte, così devi dimenticare chi sei realmente. Devi farti piccolo e debole come l'oggetto del tuo innamoramento. Ma lui si stancherà. Tu non lo sopporterai, così dovrai ucciderlo. E così il gioco ricomincerà daccapo.

- Come si esce dal cerchio?

- Non si esce. Si va oltre. E si dimentica ancora.

- Che cosa c'è che non va nella memoria?

- Niente, è solo che preferite rimanere dentro il cerchio, ma è solo fuori dal cerchio che imparate e ricordate. Come il pozzo nel fiume, ricordi?

- Che cosa c'entra con la memoria?la_danza_dell_amore_divino_di_krishna.jpg

- Se non esci dal cerchio, ti identifichi totalmente con l'io piccolo, e allora muori. Perché non hai consapevolezza.

Se invece sali, allora vedi. E così ti accorgeresti che in realtà non c'era niente a cui rinunciare, e allora ti rammaricherai del tempo perso. Ma sbaglierai ancora, perché avrai perso solo ciò che dovevi abbandonare. E allora ricorderai tutto.

- Non ho capito. Hai detto che non si esce dal cerchio.

- È così. Il cerchio è il tuo confine. Se lo vedi, significa che ci sei dentro. In realtà tu sei già fuori, ma hai bisogno di immaginarti dentro il cerchio, perché pensi che, per esistere, devi per forza essere delimitato.

In un certo senso è vero: la tua identità è una forma di delimitazione. È così ti sei messo nei guai.

- Allora dovrei rinunciare all'identità?

- No, lo sai. Solo all'identificazione.

- Hai parlato tu di identità.

- Sì, per come la immagini tu, funziona in quel modo. Se invece rinunci all'identificazione, allora scopri che sei già fuori dal cerchio. Ma tu non lo vuoi mai fare.

- Perché è tanto difficile?

- Non è difficile, è solo che non vuoi farlo. Vai sull'orlo del dirupo e fai un passo per volare, ma poi ti ritrai. Vai sempre avanti e indietro, e non combini mai niente, né di qui né di là.

- Perché lo faccio?

- Perché credi di dover risolvere tutto all'interno del cerchio. E invece lì dentro non risolvi un bel niente, non fai altro che ingarbugliare la matassa e fingere di aver capito. E invece non hai capito niente.

- Non è molto incoraggiante.

- No, no, capirai. È solo che il gioco è mortale ma affascinante, e non ti ha ancora stancato, anche se credi il contrario. Sei come i bambini: "Ancora un giro e poi smetto!" Ma poi non smetti mai. E allora gioca pure, ma non fingere, almeno con te stesso.

- Dovrei smettere di giocare?

- Le regole le fai tu. Cambia gioco, se questo non ti piace più. Ma tu non lo fai, perché ti hanno insegnato solo questo, e tu vuoi sempre compiacere gli altri. Così non hai nemmeno il coraggio di confessare a te stesso che stai solo giocando. Per questo ti prendi tanto sul serio. Proprio come i bambini.


Marco

 

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17.07.2009

C'è in te

oceano112.jpgC'è in te qualcosa di più grande. O meglio, tu ne fai parte.

Ma tu lo sei anche, quel qualcosa più grande. E può guidarti.

 

 

 

 

Impara a esserlo, e a guidare con distacco e saggezza quel piccolo io incerto che chiede di essere accompagnato.

Siine la guida, tu puoi farlo.


Marco

 

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16.07.2009

DebolMente

- La mia spiritualità è bloccata. Mi sento troppo razionale per riuscire.


- In realtà ciò che blocca il tuo accesso non è un eccesso di razionalità. La spiegazione può essere piùmente_144808.jpg semplice e più deludente: la tua mente è ancora troppo debole. Non riesci in alcun modo a disciplinarla. È come trattenuta da una molla, che tende continuamente a tornare nella posizione di partenza, quella più conosciuta e consueta.


Marco

 

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01.07.2009

Risveglio?

Era come se il risveglio dal sonno fosse un progressivo distacco da un universo fatto di significati simbolici molto più ricchi della realtà sperimentata nello stato di veglia.

Man mano che mi risvegliavo, era come se perdessi progressivamente il contatto da una fonte di conoscenza molto più profonda e simbolica.

Era come se il ritorno alla realtà consueta comportasse il distacco da questa fonte di conoscenza molto più ricca e profonda, fatta di stimoli visivi da decifrare. E, mano a mano che riemergevo alla coscienza consueta, perdevo il contatto con questa fonte, che si faceva sempre più indecifrabile via via che mi risvegliavo. Lo stato di veglia rendeva più limitata la mia percezione e la mia conoscenza di quella dimensione.Schermata 2009-10-16 a 18.08.53.png

Era come se il riemergere dal sonno comportasse l'uscita da una dimensione molto più ampia e simbolica di conoscenza. I segni diventavano indecifrabili al risveglio.

Come se coscienza e conoscenza si escludessero reciprocamente.

Come se riemergere alla coscienza fosse in realtà il ritorno a una dimensione più limitata, e il riemergere fosse in realtà un'immersione.

 

Marco?

 

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22.06.2009

L'uomo

uomo.jpegL'uomo non solo è l'essere prodigiosamente complesso che gli scienziati analizzano con le loro tecniche speciali, ma anche la somma delle tendenze, delle supposizioni, dei desideri dell'umanità.

La concezione che noi ne abbiamo è impregnata di metafisica e si compone di dati così numerosi e imprecisi, che siamo tentati di scegliere, fra essi, quelli che ci piacciono.


Alexis Carrel

 

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Tempo e spazio

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- Come puoi dire che il tempo è solo un'illusione, e che tutto è presente? Io vedo il tempo che passa, e so di non poter andare né avanti né indietro a mio piacimento.

- Prova a pensare allo spazio. Tu viaggi e passi da Milano, da Bologna, da Firenze, da Roma. Vengono una dopo l'altra, eppure esistono contemporaneamente. Così è per il tempo: tu attraversi i giorni uno dopo l'altro, eppure esistono contemporaneamente.
Non credi? Eppure, guardi le stelle e sai che le stai vedendo com'erano milioni di anni fa. In questo modo, due istanti lontanissimi tra loro esistono contemporaneente.
Solo nella tua esperienza, obietti? Perché, avviene forse qualcosa al di fuori di essa?


Marco

 

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07.06.2009

Identità

Tu sei sempre la stessa persona, eppure non sei più quel bambino.

Hai paura di diventare più grande perché temi di perdere te stesso, ma in realtà ti sei già perso più e più volte, e di te stesso non rimane altro che un'indistinta traccia nella memoria.
Sei solo un filtro di ombre, ma la tua paura della grandezza ti spinge ad accontentarti di briciole di ricordi deformati che usi chiamare personalità. Ma se sapessi guardare fino in fondo, ti accorgeresti che ciò che temi di perdere non è nemmeno la memoria di ciò che credi di essere stato, ma una vaga illusione destinata a cambiare insieme alla direzione del vento. Finché non scoprirai che tu sei quel vento, quel processo in divenire. Che la domanda è già una risposta.

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Se saprai vivere fino in fondo la dualità, allora comincerai a percepire l'unità.  Allora non avrai più paura di perdere ciò che non hai mai avuto, e saprai invece di avere ciò che credevi di aver perso fin dall'inizio.


Ciò che tu chiami individualità e personalità non è ciò che ti tiene ancorato a te stesso, dal momento che non sai nemmeno con precisione chi e che cosa sei. Rappresenta soltanto la tua gabbia, dalla quale non vuoi uscire per paura dell'ignoto, perché hai scambiato la tua gabbia per ciò che sei, identificandoti nelle storie che ti hanno raccontato e che hai fatto tue senza discutere.

Marco

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Dolore

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Ti hanno insegnato che potevi imparare attraverso il dolore.

Tu volevi imparare molto, perciò hai immaginato di dover soffrire molto.

 

Marco

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26.05.2009

Terra e Cielo

IMG_0236.JPGCome ritrovare lo Spirito nella realtà a grana grossa, nel quotidiano che ti assorda, ti sfinisce, ti distrae dal tuo Essere?
Come unire Terra e Cielo nel torbido e inautentico "qui e ora" del quotidiano?

Devi essere purezza. Devi essere neutro.

Cerca il contatto con la luce celeste del tuo fiore interiore.
Trova l'immobilità che si trova al centro del vortice.
Persino il più violento tornado ha un centro immobile e silente: il vortice sta intorno, non nell'essenza.
La dualità sta nell'incontro e nello scontro tra le polarità. Il centro è immoto: osserva e com-prende la dualità che egli esso stesso ha cerato e che domina.
L'unità genera la dualità, ma quando la dualità esaurisce la sua spinta vitale, tutte le contraddizioni cessano e la molteplicità deve tornare all'Uno per attingere l'energia capace di dar luogo a un nuovo ciclo vitale.
Tu cerchi di invertire la polarità opponendoti, ma in realtà è la connessione con il centro immobile che può renderlo possibile.
La materia è generata dalla spinta oppositiva. Le particelle si attraggono per dal luogo alla sostanza concreta, e si respingono per conferirle solidità e resistenza alla disgregazione. Perché puoi passare attraverso l'aria e l'acqua, ma non attraverso la roccia? Aria e acqua sono i due elementi più puri, perciò offrono minore resistenza, ma nello stesso tempo sono indistruttibili: cedono con facilità, ma altrettanto facilmente si ricompongono.
Perfino la forza disgregatrice del fuoco nulla può contro l'energia vitale dell'acqua.
Ma tu abiti la terra, e non desideri che ceda sotto il tuo peso. Non vuoi che i muri della tua casa siano penetrabili. Se tu puoi passare attraverso il muro, anche il tuo vicino può farlo: il tuo desiderio è eccessivamente egoistico, e in fondo non desideri veramente che sia realizzato.
Il Maestro può lasciare la propria impronta nella roccia perché la sua spelonca ha solo l'apertura e nessuna chiusura. Non ha pareti né proprietà da difendere.
Tu puoi dire altrettanto? Certamente no. E allora, come puoi pensare di poterti sentire libero?

Marco

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14.04.2009

Rinuncia

- Gli uomini hanno paura di rinunciare all'ego perché temono che dovrebbero perdere qualcosa.
La parola rinuncia è associata alla mancanza.
E se invece ti fosse chiesto di rinunciare al tuo dolore, alle tue limitazioni, alla tua tristezza?
La rinuncia alle illusioni dell'ego non toglie nulla al tuo Essere ma aggiunge soltanto.
Non hai nulla da perdere se non le limitazioni che ti vengono imposte dal tuo ego conflittuale.

- Questo significa che non devo rinunciare al mondo?

gee_ru_47650.jpg.jpeg- Non è questo il problema. Hai imparato tanto a lungo a farti dominare dall'ego, che ora sarebbe impossiblie distaccartene senza subirne gli attacchi distruttivi.
Impara a considerare l'ego come il discolo dentro di te. Qualsiasi cosa ti faccia fare, tu limitati a osservarlo. Sorridi e pensa: "Vediamo che cosa ha combinato stavolta". Questo ti basterà a smettere di identificarti con il tuo pestifero ego. Non devi prenderlo tanto sul serio: darebbe il modo migliore per consentirgli di continuare a dominarti. Se invece sarai tu a osservare lui, all'inizio non potrai impedirgli di combinare guai, ma poco a poco ti accorgerai che riuscirà sempre meno ad aver presa su di te. Devi portare pazienza e non temere le ricadute: esse significano soltanto che hai ancora qualche lezione da apprendere.

- Qual è la via più semplice e diretta?

- Quando guardi con affetto e benevolenza, allora sei più vicino a Dio.

- E allora perché tutti lo trovano tanto complicato?

- Già, perché è tanto complicato?

 

Marco

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13.04.2009

Chiavi

gee_ru_46900.jpg.jpegQuante chiavi ci sono?
Innumerevoli, perché altrettante sono le porte che tu costruisci. Quando cesserai di erigere porte, non avrai più bisogno di chiavi per aprirle. Quando cesserai di erigere muri, non avrai più bisogno di porte.
Le chiavi ti sono necessarie per capire, eppure la verità è stata proclamata da millenni in molti modi diversi. Tu ti stai accorgendo che le diverse parole illustrano sempre un unico significato. Questo avviene perché cambiano i linguaggi e le menti di chi ascolta, non certo la verità. Le scritture sono tutte vere, è la capacità di comprensione che varia. E poiché le parole e i loro significati sono opera degli uomini, il loro contenuto sembra variare, ma solo in apparenza. Dio parla a ciascuno usando le parole, in accordo con la capacità di comprensione di chi lo ascolta e in base ai significati che egli attribuisce ai pensieri che si formano. Questa comunicazione è inevitabilmente imperfetta, ma non il mesaggio. Solo per questo ti occorre studiare, ma solo fino a quando l'intero messaggio sarà parte di te. E allora avrai lo stesso problema, se vorrei comunicarlo. È per questo che tu stesso devi apprendere la molteplicità delle chiavi e imparare a padroneggiarle: per riconoscere il messaggio al di là dei linguaggi e dei riferimenti nella mente di ciascuno.


Marco

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02.04.2009

La Canzone di Dio

shapeimage_2.png- Maestro, come si concilia la perfezione di Dio con l'imperfezione del mondo? Come può essersi verificato l'errore nella Creazione?

- Dio è il Principio. Un Principio è sempre perfetto e infallibile. Questo non rende impossibile l'errore. L'errore non rende imperfetto il principio.

- Significa che Dio ha creato anche l'errore?

- La somma degli angoli interni del triangolo è sempre di centottanta gradi, ma questo non rende impossibile disegnare un triangolo in modo impreciso o calcolare in modo errato, ottenendo così una somma diversa. L'errore non rende errato il principio. Il principio non rende impossibile l'errore. Questo non significa che Dio abbia creato l'errore: sarebbe come dire che il compositore è responsabile di tutti gli errori commessi da chi esegue la sua musica.

- Dunque Dio permette l'errore?

- Non è nella natura del Principio sindacare sulla propria applicazione. Non è nella natura del Creatore sindacare sull'esecuzione della sua opera. Il Creato è la Canzone di Dio, il suo Principio è l'Amore. Tu sei qui per manifestare la Creazione. Sei libero di stonare; sei anche libero di suonare un’altra musica e perfino di non suonare per niente. La Creazione è perfetto Amore e Gioia pura: sta a te decidere se scegliere l’amore e la gioia, oppure l’odio e la paura.

- Detto così sembra troppo semplice!


- Perché, lo preferiresti più complicato?

- No, ma nella realtà non è così.

- Per quale motivo?

- Non sempre sono libero di scegliere.

- Che cosa ti obbliga a scegliere diversamente?

- Le circostanze.

- Vuoi dire che le circostanze scelgono per te se devi amare o odiare, se devi provare gioia o paura?

- Beh... in effetti no. Ma allora perché nel mondo dominano l’odio e la paura?

- Perché gli uomini hanno deciso così, ammesso che sia come dici.

- Temo che abbia ragione tu.

- A te l’ultima parola.


Marco

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27.02.2009

Processo in corso

Liberati dalla schiavitù dell'ego.
Non identificarti in ciò che fai.
Abbandona la dipendenza dalla riuscita delle tue imprese.
Ti potrà sembrare assurdo, ma pensaci: che cosa ci può essere di più liberatorio che lasciarsi alle spalle la paura di fallire nelle proprie imprese?
La riuscita è qualcosa che avviene nel futuro. Ma tu stai vivendo nel presente, che è l'unico attimo di cui hai il pieno controllo. Il passato non lo puoi più controllare, il futuro non ancora.
Obsidian.jpgIl presente è l'unica cosa di cui hai il dominio. E' ciò che STAI facendo. Lo fai, e ne stai controllando pienamente il processo. L'esito non è il risultato di un rapporto deterministico tra causa ed effetto, ma il frutto dell'intreccio di tutti i piccoli fili che hai dipanato da quando esisti e, dunque, molto più complesso e imperscrutabile della semplice successione intenzionale di azioni nel campo fisico.
Ciò che fai è il processo in corso, nient'altro. Ogni conclusione, in realtà, non è che una minuscola tappa di un disegno molto più ampio. Perfino tutta la tua vita lo è.
Dunque, non temere di fallire: in verità, non è nemmeno possibile, poiché tutto è processo in corso.


Marco

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11.02.2009

Creare

IMG_0322.JPGOsserva il panorama. Ecco tutto ciò che l'Essere ha preparato per te. In realtà sei stato tu a immaginarlo.
Ti chiedi come puoi creare tutto questo in modo non casuale, ma consapevole.
Innanzitutto, liberati dalle rigide credenze circa il nesso sequenziale tra causa ed effetto. Il tuo cammino non è mai stato e mai sarà un'ordinata successione di tappe preordinate e logicamente organizzate. Credere questo ti ha arrecato solo un'interminabile sequenza di delusioni che ti hanno condotto allo scetticismo.
Immagina invece il tuo destino come una fitta rete di fili sparsi, che devi riuscire a intessere nel modo giusto.
Più resterai allineato in vigile meditazione, più fili riuscirai a recuperare e a intrecciare.


Marco

22:32 Scritto da: classe12 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook