18.10.2009
Il Blog emigra
Ho deciso di iniziare il progressivo spostamento di questo Blog nel nuovo sito.
D'ora in poi mi troverete qui: web.me.com/laumar
I post su questo sito d'ora in poi non saranno più aggiornati.
Marco
01:41 Scritto da: classe12 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
16.10.2009
Attore
Strano destino, quello della parola 'attore'. Tipicamente dualistico.
Siamo costantemente dissociati tra la consapevolezza di muoverci tra fili tesi in modo spesso incomprensibili e l'impossibile desiderio di tenere tutto sotto controllo.
10:04 Scritto da: classe12 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
14.10.2009
Colui che non agisce
“Io non sono colui che agisce”. Il significato profondo e occulto della “non-azione”. Che non significa certo “non fare”.
Se io sono immerso nel flusso dell’Essere, ciò che faccio è tutt’altro che indifferente, ma fa parte di “ciò che E’ e non può non Essere”. E anche se non 'faccio', quello è comunque il mio ruolo. Non faccio mai nulla di sbagliato. Tuttavia, faccio. O non faccio. Parlo. Preferisco. Non posso evitarlo, e spesso ho la sensazione di procedere a casaccio.

I momenti d'illuminazione, sempre più frequenti e spontanei, sono quelli in cui colgo tutto questo con estrema chiarezza, e accolgo dualità, molteplicità, comprendo le apparenti incongruenze, le contraddizioni. Vivo la dualità come parte dell'Unico. La Vista interiore nasconde questo tesoro. Tanto semplice e tanto difficile. Quasi impossibile quando sei immerso nel pozzo a osservare le peripezie del tuo ego come se fossero l'unica realtà. Come se fossero realtà.
E' apparentemente inspiegabile che si possa vivere concretamente, ma che proprio questa concretezza sia il manifestarsi dell'immaginazione. Difficile, come sapere di Essere qualcosa di immensamente più grande, e di esserlo da sempre. Al di là dell'incomprensibile morte, e di tutti i riti consolatori. Al di là della vertigine che ti procura l'intuizione di essere nulla nel tutto, e tutto in quanto nulla.
23:49 Scritto da: classe12 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
10.10.2009
Riflessi
20:09 Scritto da: classe12 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
09.10.2009
Destino
Alla fine, se ci pensi, ti dirai spesso: "Tutto sommato, in fondo, è meglio che sia andata così. Se fosse andata diversamente, non sarei arrivato fino a qui". E quando ti dai una risposta diversa, di solito è perché sei ancora a metà del cammino. Ma in fondo, si è sempre a metà del cammino. E ogni meta non è altro che l'inizio di un nuovo percorso.
20:03 Scritto da: classe12 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
06.10.2009
Lo scrigno del tesoro
Siamo le onde del mare.
Siamo onde e siamo anche tutto il mare.
Non esistono le onde senza il mare.
Ogni onda ha caratteristiche proprie, tuttavia non esiste onda separata dal mare.
L'onda torna infine al mare, e ridiventa indistinguibile nelle sue profondità, per poi riemergere nuovamente in un ciclo infinito. Non sarà mai la stessa onda, ma verrà sempre dalla stessa unica essenza, della quale conserverà eterna memoria Ne recupererà il ricordo quando perverrà alla coscienza di tale principio.
Il mare esiste anche senza le onde. Esse sono il suo eterno gioco.
Quando l'onda emerge dai flutti, essa manifesta un'esistenza individuale. Dimentica le proprie precedenti manifestazioni; non ricorda di provenire dal mare, al quale appartiene.
A causa di questa sua dimenticanza, teme il proprio inevitabile frangersi contro la scogliera. Ritiene che sarà la sua fine, poiché non sa del mare.
Non è il mare a determinare questo oblio, ma l'atto stesso di assumere una vita individuale. La mano non sa di appartenere al corpo. Si muove, ma non sa di obbedire al cervello.
Allo stesso modo, la mente non ricorda l'essenza dell'anima eterna che le dà vita, perciò pensa di essere essa stessa tale anima, confondendo così la vita con il pensiero razionale, che ne è solo una piccola parte.
Non ricordando, si sente onnipotente, ma altrettanto sola e indifesa. Percepisce vagamente che c'è qualcos'altro, ma lo immagina remoto, in uno spazio e in in tempo tanto lontani da essere irreali.
Tuttavia, questa confusione non è un dispetto perpetrato dall'Essere, ma l'essenza stessa della vita individuale.
L'individuo si sente "usato" e "preso in giro" dal creatore solo perché si ritiene "altro" da esso. Ma si tratta di una sua scelta, non è una condizione inevitabile.
L'ego, l'io piccolo, preferisce "suggerire a Dio di continuare a farsi i fatti suoi" (1), salvo poi invocarne l'intervento non appena qualcosa va storto. Lo fa senza rendersi conto di arrecare un torto esclusivamente a se stesso, in quanto frammento dell'Essere. La mente se ne dimentica, ma non l'anima.
L'io piccolo confonde la mente con l'anima e crede di avere dimenticato. Non è così; sta soltanto utilizzando lo strumento sbagliato. La mente serve per ricordare cose dell'esistenza attuale. Si tratta di uno strumento nato con il corpo attuale che morirà con esso, non può ricordare altro. Non è questo il suo compito.
È solo calmando il frastuono della mente, rivolgendosi verso l'interiorità e ascoltando l'anima che puoi cominciare a ricordare.
Sono ricordi che affiorano dall'anima. La mente si limita a registrarli, ma si illude di averli ritrovati autonomamente, essendo ignara dell'anima. Non si accorge del fatto che queste illuminazioni fanno capolino proprio mentre la mente riposa. Si affacciano improvvisamente sotto forma di intuizioni. Spesso sono sfuggevoli, proprio perché la mente fatica ad afferrarle. Questo dimostra che non le appartengono. La mente non può capire ciò che c'è nell'oltre. Deve restare in disparte e lasciare filtrare il vento dell'inconoscibile.
Tuttavia, inconoscibile non significa irraggiungibile, ma solo che vi si accede per sentieri diversi.
È una questione di tecnica giusta, e la impari automaticamente quando te ne sorge il desiderio Esso fa affiorare in te una consapevolezza che tu attribuisci erroneamente al pensiero. Quest'ultimo non è estraneo al processo, ma non ne è l'artefice. Esegue ciò che gli detta l'anima, e deve addestrarsi a farlo bene.
Solo allora la consapevolezza affiora alla mente, e tu cominci a ricordare. Così ti accorgi che non avevi dimenticato. Stavi soltanto cercando di recuperare i ricordi dalla mente, dove non potevano esserci, poiché essi erano custoditi nell'anima, lo scrigno nascosto del tesoro.
Marco
(1): Fabrizio De André, "La canzone del padre"
23:37 Scritto da: classe12 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
11.08.2009
I Maestri Invisibili

Immagina il pozzo. Guardaci dentro, non avere paura. Tanto è tutta roba che è già dentro di te. Vedi una poltiglia nera, hai paura che ti sporchi. Ma è il giro che fai, l'alternanza di luce e oscurità. Dici di amare la notte perché temi che contenga tutto ciò che non ti hanno detto. Non è perché sia sporca, quella è solo l'apparenza messa lì per condizionare il bambino. L'uomo nero è nel pozzo. Tu cadevi nel pozzo e annegavi nel fango, nella melma. E il mattino dopo ti sentivi sporco. Poche volte il risveglio era novità, e quelle poche volte era rugiada fresca, volo di rondini, cielo terso senza nuvole. Era lì che ritrovavi le tue ali, ma non durava perché dovevi essere padre. Tu hai continuato a surrogare padri, e non sei mai stato figlio, perché figlio lo si diventa. Tutti nascono padri, perché il padre ha nostalgia del figlio e ti mette al mondo per scaricare il peso su di te. Si cresce al contrario, come in quel racconto del tuo amico.
Il Maestro invisibile in nero
00:29 Scritto da: classe12 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
09.08.2009
Conoscenza
Nell'aldiqua hai soltanto informazioni, non conoscenza. Capire significa semplicemente combinare insieme le informazioni. Serve per agire, ma non è conoscenza. La conoscenza è dare un SENSO alle informazioni. Le trasforma, rendendole altro, che non puoi capire, che ti permette di accedere all'inconoscibile, superando la soglia ed entrando nell'oltre, nell'Aldilà, libere dalle limitazioni dell'intelletto.
Marco
19:53 Scritto da: classe12 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
07.08.2009
Soglia
Quando c'è qualcosa che non riesci a capire e tu vai oltre, quella è una soglia. Lì c'è la chiave per spingersi nell'oltre: trovi il portale e ti ritrovi nella nuova dimensione.
Se ti limiti a ciò che già capisci, ti fermi a quello che hai già inquadrato in questa dimensione, e resti dove sei.
Se invece rompi la ragnatela, esci dalla nebbia e vedi un paesaggio nuovo. È un Aldilà, perciò non lo capisci. Puoi tornare indietro, oppure esplorare.
Ascolti discorsi in una lingua che non comprendi. E questo è un vantaggio: proprio perché non capisci, non puoi inquadrare il paesaggio nei tuoi schemi consueti, non lo puoi intrappolare del tutto con la razionalità. Ti limiti a osservare, e allora impari davvero. Impari a costruire nuove associazioni, nuove sinapsi. Impari ad accorgerti, mentre nel tuo paesaggio consueto passavi davanti a tutto senza più notare niente.
Più avanti inizi a cogliere i nessi del nuovo linguaggio, a costruirti una nuova sintassi. Man mano che ricominci a capire, rientra in gioco la razionalità. Riprendi a costruire schemi, e così si avvicina il tempo di partire di nuovo, di varcare un'altra soglia, per conquistare un orizzonte più ampio.
Marco
19:43 Scritto da: classe12 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
20.07.2009
Gioco divino
- Chi mi ha mandato quaggiù?
- Tu stesso, naturalmente.
- E perché l'ho dimenticato?
- Perché ti sei innamorato di te stesso.
- Non capisco, in che senso?
- Ti sei innamorato della tua stessa creazione.
- Cioè di me stesso?
- Esattamente.
- E perché ho dovuto dimenticare?
- Per non dover pensare al giorno in cui dovrai lasciare il tuo piccolo io. Così hai inventato la morte. Attaccamento. Così come è spesso ciò che chiami amore. Attaccamento. E dici "Non potrei vivere senza di te". E così inventi la morte. Per non doverti vedere soffrire. E così vivi nella paura, perché sai di esserti inventato qualcosa d'impossibile, e lo sai bene. Ma l'attaccamento è troppo forte, così devi dimenticare chi sei realmente. Devi farti piccolo e debole come l'oggetto del tuo innamoramento. Ma lui si stancherà. Tu non lo sopporterai, così dovrai ucciderlo. E così il gioco ricomincerà daccapo.
- Come si esce dal cerchio?
- Non si esce. Si va oltre. E si dimentica ancora.
- Che cosa c'è che non va nella memoria?
- Niente, è solo che preferite rimanere dentro il cerchio, ma è solo fuori dal cerchio che imparate e ricordate. Come il pozzo nel fiume, ricordi?
- Che cosa c'entra con la memoria?
- Se non esci dal cerchio, ti identifichi totalmente con l'io piccolo, e allora muori. Perché non hai consapevolezza.
Se invece sali, allora vedi. E così ti accorgeresti che in realtà non c'era niente a cui rinunciare, e allora ti rammaricherai del tempo perso. Ma sbaglierai ancora, perché avrai perso solo ciò che dovevi abbandonare. E allora ricorderai tutto.
- Non ho capito. Hai detto che non si esce dal cerchio.
- È così. Il cerchio è il tuo confine. Se lo vedi, significa che ci sei dentro. In realtà tu sei già fuori, ma hai bisogno di immaginarti dentro il cerchio, perché pensi che, per esistere, devi per forza essere delimitato.
In un certo senso è vero: la tua identità è una forma di delimitazione. È così ti sei messo nei guai.
- Allora dovrei rinunciare all'identità?
- No, lo sai. Solo all'identificazione.
- Hai parlato tu di identità.
- Sì, per come la immagini tu, funziona in quel modo. Se invece rinunci all'identificazione, allora scopri che sei già fuori dal cerchio. Ma tu non lo vuoi mai fare.
- Perché è tanto difficile?
- Non è difficile, è solo che non vuoi farlo. Vai sull'orlo del dirupo e fai un passo per volare, ma poi ti ritrai. Vai sempre avanti e indietro, e non combini mai niente, né di qui né di là.
- Perché lo faccio?
- Perché credi di dover risolvere tutto all'interno del cerchio. E invece lì dentro non risolvi un bel niente, non fai altro che ingarbugliare la matassa e fingere di aver capito. E invece non hai capito niente.
- Non è molto incoraggiante.
- No, no, capirai. È solo che il gioco è mortale ma affascinante, e non ti ha ancora stancato, anche se credi il contrario. Sei come i bambini: "Ancora un giro e poi smetto!" Ma poi non smetti mai. E allora gioca pure, ma non fingere, almeno con te stesso.
- Dovrei smettere di giocare?
- Le regole le fai tu. Cambia gioco, se questo non ti piace più. Ma tu non lo fai, perché ti hanno insegnato solo questo, e tu vuoi sempre compiacere gli altri. Così non hai nemmeno il coraggio di confessare a te stesso che stai solo giocando. Per questo ti prendi tanto sul serio. Proprio come i bambini.
Marco
18:37 Scritto da: classe12 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
17.07.2009
C'è in te
C'è in te qualcosa di più grande. O meglio, tu ne fai parte.
Ma tu lo sei anche, quel qualcosa più grande. E può guidarti.
Impara a esserlo, e a guidare con distacco e saggezza quel piccolo io incerto che chiede di essere accompagnato.
Siine la guida, tu puoi farlo.
Marco
18:24 Scritto da: classe12 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
16.07.2009
DebolMente
- La mia spiritualità è bloccata. Mi sento troppo razionale per riuscire.
- In realtà ciò che blocca il tuo accesso non è un eccesso di razionalità. La spiegazione può essere più
semplice e più deludente: la tua mente è ancora troppo debole. Non riesci in alcun modo a disciplinarla. È come trattenuta da una molla, che tende continuamente a tornare nella posizione di partenza, quella più conosciuta e consueta.
Marco
18:14 Scritto da: classe12 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
01.07.2009
Risveglio?
Era come se il risveglio dal sonno fosse un progressivo distacco da un universo fatto di significati simbolici molto più ricchi della realtà sperimentata nello stato di veglia.
Man mano che mi risvegliavo, era come se perdessi progressivamente il contatto da una fonte di conoscenza molto più profonda e simbolica.
Era come se il ritorno alla realtà consueta comportasse il distacco da questa fonte di conoscenza molto più ricca e profonda, fatta di stimoli visivi da decifrare. E, mano a mano che riemergevo alla coscienza consueta, perdevo il contatto con questa fonte, che si faceva sempre più indecifrabile via via che mi risvegliavo. Lo stato di veglia rendeva più limitata la mia percezione e la mia conoscenza di quella dimensione.
Era come se il riemergere dal sonno comportasse l'uscita da una dimensione molto più ampia e simbolica di conoscenza. I segni diventavano indecifrabili al risveglio.
Come se coscienza e conoscenza si escludessero reciprocamente.
Come se riemergere alla coscienza fosse in realtà il ritorno a una dimensione più limitata, e il riemergere fosse in realtà un'immersione.
Marco?
18:03 Scritto da: classe12 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
22.06.2009
L'uomo
L'uomo non solo è l'essere prodigiosamente complesso che gli scienziati analizzano con le loro tecniche speciali, ma anche la somma delle tendenze, delle supposizioni, dei desideri dell'umanità.
La concezione che noi ne abbiamo è impregnata di metafisica e si compone di dati così numerosi e imprecisi, che siamo tentati di scegliere, fra essi, quelli che ci piacciono.
14:36 Scritto da: classe12 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
Tempo e spazio

- Come puoi dire che il tempo è solo un'illusione, e che tutto è presente? Io vedo il tempo che passa, e so di non poter andare né avanti né indietro a mio piacimento.
12:10 Scritto da: classe12 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
07.06.2009
Identità
Hai paura di diventare più grande perché temi di perdere te stesso, ma in realtà ti sei già perso più e più volte, e di te stesso non rimane altro che un'indistinta traccia nella memoria.
Sei solo un filtro di ombre, ma la tua paura della grandezza ti spinge ad accontentarti di briciole di ricordi deformati che usi chiamare personalità. Ma se sapessi guardare fino in fondo, ti accorgeresti che ciò che temi di perdere non è nemmeno la memoria di ciò che credi di essere stato, ma una vaga illusione destinata a cambiare insieme alla direzione del vento. Finché non scoprirai che tu sei quel vento, quel processo in divenire. Che la domanda è già una risposta.

Se saprai vivere fino in fondo la dualità, allora comincerai a percepire l'unità. Allora non avrai più paura di perdere ciò che non hai mai avuto, e saprai invece di avere ciò che credevi di aver perso fin dall'inizio.
15:05 Scritto da: classe12 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
Dolore

Ti hanno insegnato che potevi imparare attraverso il dolore.
Tu volevi imparare molto, perciò hai immaginato di dover soffrire molto.
Marco
14:53 Scritto da: classe12 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
26.05.2009
Terra e Cielo
Devi essere purezza. Devi essere neutro.
14:55 Scritto da: classe12 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
14.04.2009
Rinuncia
- Gli uomini hanno paura di rinunciare all'ego perché temono che dovrebbero perdere qualcosa.
La parola rinuncia è associata alla mancanza.
E se invece ti fosse chiesto di rinunciare al tuo dolore, alle tue limitazioni, alla tua tristezza?
La rinuncia alle illusioni dell'ego non toglie nulla al tuo Essere ma aggiunge soltanto.
Non hai nulla da perdere se non le limitazioni che ti vengono imposte dal tuo ego conflittuale.
- Questo significa che non devo rinunciare al mondo?
- Non è questo il problema. Hai imparato tanto a lungo a farti dominare dall'ego, che ora sarebbe impossiblie distaccartene senza subirne gli attacchi distruttivi.
Impara a considerare l'ego come il discolo dentro di te. Qualsiasi cosa ti faccia fare, tu limitati a osservarlo. Sorridi e pensa: "Vediamo che cosa ha combinato stavolta". Questo ti basterà a smettere di identificarti con il tuo pestifero ego. Non devi prenderlo tanto sul serio: darebbe il modo migliore per consentirgli di continuare a dominarti. Se invece sarai tu a osservare lui, all'inizio non potrai impedirgli di combinare guai, ma poco a poco ti accorgerai che riuscirà sempre meno ad aver presa su di te. Devi portare pazienza e non temere le ricadute: esse significano soltanto che hai ancora qualche lezione da apprendere.
- Qual è la via più semplice e diretta?
- Quando guardi con affetto e benevolenza, allora sei più vicino a Dio.
- E allora perché tutti lo trovano tanto complicato?
- Già, perché è tanto complicato?
Marco
15:03 Scritto da: classe12 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
13.04.2009
Chiavi
Quante chiavi ci sono?
Innumerevoli, perché altrettante sono le porte che tu costruisci. Quando cesserai di erigere porte, non avrai più bisogno di chiavi per aprirle. Quando cesserai di erigere muri, non avrai più bisogno di porte.
Le chiavi ti sono necessarie per capire, eppure la verità è stata proclamata da millenni in molti modi diversi. Tu ti stai accorgendo che le diverse parole illustrano sempre un unico significato. Questo avviene perché cambiano i linguaggi e le menti di chi ascolta, non certo la verità. Le scritture sono tutte vere, è la capacità di comprensione che varia. E poiché le parole e i loro significati sono opera degli uomini, il loro contenuto sembra variare, ma solo in apparenza. Dio parla a ciascuno usando le parole, in accordo con la capacità di comprensione di chi lo ascolta e in base ai significati che egli attribuisce ai pensieri che si formano. Questa comunicazione è inevitabilmente imperfetta, ma non il mesaggio. Solo per questo ti occorre studiare, ma solo fino a quando l'intero messaggio sarà parte di te. E allora avrai lo stesso problema, se vorrei comunicarlo. È per questo che tu stesso devi apprendere la molteplicità delle chiavi e imparare a padroneggiarle: per riconoscere il messaggio al di là dei linguaggi e dei riferimenti nella mente di ciascuno.
Marco
14:59 Scritto da: classe12 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
02.04.2009
La Canzone di Dio
- Maestro, come si concilia la perfezione di Dio con l'imperfezione del mondo? Come può essersi verificato l'errore nella Creazione?
- Dio è il Principio. Un Principio è sempre perfetto e infallibile. Questo non rende impossibile l'errore. L'errore non rende imperfetto il principio.
- Significa che Dio ha creato anche l'errore?
- La somma degli angoli interni del triangolo è sempre di centottanta gradi, ma questo non rende impossibile disegnare un triangolo in modo impreciso o calcolare in modo errato, ottenendo così una somma diversa. L'errore non rende errato il principio. Il principio non rende impossibile l'errore. Questo non significa che Dio abbia creato l'errore: sarebbe come dire che il compositore è responsabile di tutti gli errori commessi da chi esegue la sua musica.
- Dunque Dio permette l'errore?
- Non è nella natura del Principio sindacare sulla propria applicazione. Non è nella natura del Creatore sindacare sull'esecuzione della sua opera. Il Creato è la Canzone di Dio, il suo Principio è l'Amore. Tu sei qui per manifestare la Creazione. Sei libero di stonare; sei anche libero di suonare un’altra musica e perfino di non suonare per niente. La Creazione è perfetto Amore e Gioia pura: sta a te decidere se scegliere l’amore e la gioia, oppure l’odio e la paura.
- Detto così sembra troppo semplice!
- Perché, lo preferiresti più complicato?
- No, ma nella realtà non è così.
- Per quale motivo?
- Non sempre sono libero di scegliere.
- Che cosa ti obbliga a scegliere diversamente?
- Le circostanze.
- Vuoi dire che le circostanze scelgono per te se devi amare o odiare, se devi provare gioia o paura?
- Beh... in effetti no. Ma allora perché nel mondo dominano l’odio e la paura?
- Perché gli uomini hanno deciso così, ammesso che sia come dici.
- Temo che abbia ragione tu.
- A te l’ultima parola.
Marco
00:53 Scritto da: classe12 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
27.02.2009
Processo in corso
Liberati dalla schiavitù dell'ego.
Non identificarti in ciò che fai.
Abbandona la dipendenza dalla riuscita delle tue imprese.
Ti potrà sembrare assurdo, ma pensaci: che cosa ci può essere di più liberatorio che lasciarsi alle spalle la paura di fallire nelle proprie imprese?
La riuscita è qualcosa che avviene nel futuro. Ma tu stai vivendo nel presente, che è l'unico attimo di cui hai il pieno controllo. Il passato non lo puoi più controllare, il futuro non ancora.
Il presente è l'unica cosa di cui hai il dominio. E' ciò che STAI facendo. Lo fai, e ne stai controllando pienamente il processo. L'esito non è il risultato di un rapporto deterministico tra causa ed effetto, ma il frutto dell'intreccio di tutti i piccoli fili che hai dipanato da quando esisti e, dunque, molto più complesso e imperscrutabile della semplice successione intenzionale di azioni nel campo fisico.
Ciò che fai è il processo in corso, nient'altro. Ogni conclusione, in realtà, non è che una minuscola tappa di un disegno molto più ampio. Perfino tutta la tua vita lo è.
Dunque, non temere di fallire: in verità, non è nemmeno possibile, poiché tutto è processo in corso.
Marco
23:18 Scritto da: classe12 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
11.02.2009
Creare
Osserva il panorama. Ecco tutto ciò che l'Essere ha preparato per te. In realtà sei stato tu a immaginarlo.
Ti chiedi come puoi creare tutto questo in modo non casuale, ma consapevole.
Innanzitutto, liberati dalle rigide credenze circa il nesso sequenziale tra causa ed effetto. Il tuo cammino non è mai stato e mai sarà un'ordinata successione di tappe preordinate e logicamente organizzate. Credere questo ti ha arrecato solo un'interminabile sequenza di delusioni che ti hanno condotto allo scetticismo.
Immagina invece il tuo destino come una fitta rete di fili sparsi, che devi riuscire a intessere nel modo giusto.
Più resterai allineato in vigile meditazione, più fili riuscirai a recuperare e a intrecciare.
Marco
22:32 Scritto da: classe12 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook




